"La sventurata rispose" - Mostra la Monaca di Monza

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La figura di Gertrude subito si impone al lettore, per la particolarità e l’eleganza del profilo psicologico tracciato da Alessandro Manzoni. Gertrude era l’ultima figlia di un principe, gran gentiluomo milanese, che poteva misurarsi tra i più benestanti della città. La nostra infelice era ancora nascosta nel ventre della madre, ci dice il Manzoni, che la sua condizione era già irrevocabilmente stabilita.

Il suo vero nome fu Marianna de Leyva, divenuta poi Suor Maria Virginia. Vissuta a Milano tra il 1500 e il 1600, fu costretta a farsi monaca - come a tante donne, sventurate, capitava a quell'epoca - e ad entrare nel convento di Santa Margherita a Monza. Fu rispettata e benvoluta dai cittadini fino all'incontro con Gian Paolo Osio, che sarebbe divenuto il suo amante e l'avrebbe portata alla perdizione: da qui il processo ecclesiastico e la condanna ad essere murata viva. Come il personaggio manzoniano,  la vera monaca di Monza espierà forzatamente i suoi peccati nella solitudine assoluta della vita conventuale.

Attraverso le opere pittoriche, e non, esposte al Serrone, grazie ad un allestimento emozionante e ad un percorso di conoscenza inedito della Monaca tra verità storica e trasposizione letteraria, indagheremo
- con opere provenienti da prestigiose sedi -  la vita, la storia e le passioni di uno dei più importanti personaggi manzoniani, ma anche il tema della drammatica condizione femminile nella prima età moderna.

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