La magia dei navigli in barca a Natale

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"In fond cosa l'è sto mar? On gran navili che nol g'ha che ona sponda". Nella celebre boutade del pittore scapigliato Luigi Conconi è tutto l'affetto che i milanesi nutrono per i loro antichi canali, un tempo luogo di lavoro, oggi di svago. Il Naviglio Grande ha visto scorrere la storia di Milano dal XII secolo ai giorni nostri. Le sue sponde brulicavano di attività ed erano costellate di sciostre - magazzini e depositi portuali che vendevano un po' di tutto, dal carbone al materiale da costruzione -. È noto che ancora fino agli anni Cinquanta la Darsena era affollata di barconi carichi di sabbia, che servivano a ricostruire Milano dopo i danni bellici del secondo conflitto. Ancora le lavandaie sedevano sul "brellin" per lavare i panni sulla "preia". E nelle case di ringhiera abitava la povera gente, anche se non più i formaggiai dell'Ottocento. Quei milanesi "odorosi" di una volta, residenti al "Borgh di Formaggiat" che correva lungo il Naviglio Pavese, all'interno di lunghe, pittoresche corti passanti...

 

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