I tesori nascosti: la chiesa di Sant'Alessandro in Zebedia

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Progettata e iniziata dal padre barnabita Lorenzo Binago nel 1601, alla sua morte i lavori furono proseguiti da Francesco Maria Richini, uno degli architetti più importanti del Seicento Milanese.

Una volta entrati, si è avvolti da un barocco prezioso. Non c'è un solo centimetro del soffitto, delle cupole e delle volte che non sia affrescato, uno dei cicli più completi del Seicento milanese. Oltre a decorazioni e bellissimi dipinti - tra i quali spiccano opere di Camillo Procaccini, Daniele Crespi, Moncalvo e dei Fiammenghini - le cappelle laterali presentano altari sontuosi, ma ancor più stupefacente è la profusione di arte e materie preziose nell'altare centrale, uno dei più elaborati delle costruzioni religiose milanesi,  opera di Giovanni Battista Riccardi (noto anche come "Il Donnino"),  costituito da una finissima struttura intagliata in bronzo, pietre preziose e marmi pregiati. L'imponente coro dei Barnabiti è realizzato in noce e decorato con motivi vegetali e colonne tortili. Notevole il pulpito, una straordinaria costruzione in marmi pregiati ed onici mentre i diversi confessionali lignei sono vere e proprie opere d'arte scultorea, intarsiati  in legno di noce e in marmi policromi.

Anche i due organi, posti sulla cantoria e nel braccio destro del transetto, sono maestosi. Il principale è un Carrera-Tamburini del 1911 e poggia su un ricchissimo basamento in stile barocco, costituito da legno intagliato e dorato.  L'organo posto nel transetto è del 1987 ed è la riproduzione fedele dell'organo maggiore di Gottfried Silbermann che si trova nella Marien Kirche di Rötha (Lipsia).
Bello anche il pavimento in marmo intarsiato.

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